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Posts Tagged ‘datore di lavoro’

Malattia e diritto di difesa in un procedimento disciplinare

In Caf e patronato on 13/02/2013 at 18:54

Con sentenza n. 3058 del 8 febbraio 2013 la Cassazione ha ritenuto legittimo il licenziamento disciplinare emesso senza la preventiva audizione del lavoratore, il quale per motivi “depressivi” aveva più volte procrastinato l’incontro.

La Suprema Corte ha evidenziato come l’indisponibilità ripetuta per motivi di salute non dovesse essere usata dal lavoratore come mezzo dilatorio per rimandare sistematicamente il provvedimento disciplinare e paralizzare, così, il potere disciplinare del datore di lavoro. Infatti, “nulla si poteva obiettare alla Società appellante che si era mostrata sempre disponibile (per ben quattro volte) affinché l’appellato potesse esercitare il diritto di difesa“; inoltre, la malattia (stato depressivo) “non appariva, in concreto, aver impedito fisicamente al lavoratore di effettuare il colloquio, né di ragguagliare adeguatamente il rappresentante sindacale sulle giustificazioni da fornire rispetto ai fatti contestati”.

La Sentenza n. 3058/2013  (fonte Guida al Diritto)

lavoro

Licenziamento del lavoratore che durante la malattia svolge altra attività lavorativa

In Articoli on 09/02/2013 at 20:19

Ancora una volta la Cassazione sancisce la legittimità del licenziamento di un lavoratore che durante l’assenza dal lavoro per malattia viene sorpreso a svolgere altra attività.

Nel caso specifico, il dipendente era stato colto a svolgere attività lavorativa di addetto al servizio ai tavoli e alla riscossione alla cassa presso un locale pubblico ed in orario notturno.

Secondo la Corte di Cassazione, Sezione Lavoro (sentenza 29 novembre 2012, n.21253), tale circostanza è di per sé sufficiente a …

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Licenziamento del lavoratore che durante la malattia svolge altra attività lavorativa.

Immediatezza della contestazione e licenziamento disciplinare

In Caf e patronato on 30/01/2013 at 19:09

Con sentenza n. 1693 del 24 gennaio 2013 la Cassazione ha ritenuto illegittimo il licenziamento disciplinare per giusta causa contestato non nell’immediatezza dell’atto o della omissione che ha fatto scaturire l’irregolarità in capo al lavoratore.

La Suprema Corte ha ribadito che il tempo trascorso tra l’accertamento del fatto contestato al lavoratore e l’intimazione del licenziamento disciplinare può indicare l’assenza di un requisito della fattispecie prevista dall’articolo 2119 Cc (incompatibilità del fatto contestato con la prosecuzione del rapporto di lavoro), in quanto il ritardo nella contestazione può indicare la mancanza di interesse all’esercizio del diritto potestativo di licenziare. Inoltre, la tempestività della contestazione permette al lavoratore un più preciso ricordo dei fatti e gli consente di predisporre una più efficace difesa in relazione agli addebiti contestati: con la conseguenza che la mancanza di un tempestiva contestazione può tradursi in una violazione delle garanzie procedimentali fissate dalla legge 300 del 1970, articolo 7.

In definitiva, la mancanza di una tempestiva contestazione dell’infrazione è stata interpretata come se il comportamento del lavoratore fosse stato, in qualche misura, tollerato dal datore di lavoro.

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Licenziamento e assoluzione perché il fatto non costituisce reato

In Caf e patronato on 10/01/2013 at 18:38

Con sentenza n. 206 dell’8 gennaio 2013 la Cassazione ha ritenuto legittimo il licenziamento di un lavoratore che si basa su di un fatto penalmente perseguito, dal quale il lavoratore è stato poi prosciolto dal giudice penale.

A detta della Suprema Corte, la sentenza di proscioglimento, perché il fatto non costituisce reato, non integra l’illegittimità del licenziamento che, viceversa, si basa su di una libera valutazione, da parte del datore di lavoro, anche sugli stessi fatti penalmente perseguiti.  

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