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Tribunale di Milano: licenziamento per superamento del periodo di comporto e tentativo obbligatorio di conciliazione

In Articoli on 06/05/2013 at 18:35

Il Tribunale di Milano, con ordinanza del 22 marzo 2013, ha affermato che il licenziamento per superamento del periodo di comporto deve essere preceduto dal tentativo obbligatorio di conciliazione previsto dall’art. 7 della legge n. 604/1966, come modificato dall’art. 1, comma 40, della legge n. 92/2012. L’obbligo scaturisce dal fatto che tale tipo di recesso è assimilabile al licenziamento per giustificato motivo oggettivo: il giudice ha ritenuto che la circolare n. 3/2013 del Ministero del Lavoro che escludeva la procedura conciliativa “non può contraddire la norma legale”.

Sull’argomento va, peraltro, ricordato come lo stesso Tribunale di Milano (con altro giudice) con ordinanza de5 marzo 2013 (già annotata su questo sito in data 8 aprile 2013) aveva stabilito che il licenziamento per superamento del periodo di comporto non implicava il tentativo obbligatorio di conciliazione previsto nell’ipotesi del licenziamento per giustificato motivo oggettivo, essendo “ontologicamente diverso”. Da ciò discendeva la correttezza interpretativa della circolare del Ministero del Lavoro n. 3/2013.

Non risultano, al momento, altre ordinanze che propendano per l’una o per l’altra tesi.

 

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Tribunale di Voghera: licenziamento per giusta causa e mancata previsione contrattuale

In Articoli on 06/05/2013 at 18:33

Con ordinanza del 14 marzo 2013 il Tribunale di Voghera ha affermato che il licenziamento sproporzionato rispetto alla mancanza commessa è illegittimo, ma la conseguenza non è la reintegra ma soltanto un risarcimento del danno, se il fatto contestato è sussistente ma non si rinvenga una norma contrattuale che preveda per tale mancanza una sanzione di natura conservativa.

La questione ha riguardato il licenziamento adottato nei confronti di un dipendente addetto alla vigilanza anti taccheggio che era intervenuto nei confronti di un cliente, fermato fuori dal punto vendita, in maniera brusca con l’intimazione di aprire la borsa: tutto questo era avvenuto senza avvisare il responsabile del negozio (avvertito soltanto successivamente), in  ciò contravvenendo alla procedura prevista. Il giudice ha rilevato la mancanza ma ha ritenuto che la stessa non fosse di gravità tale da determinare il venir meno del vincolo fiduciario (licenziamento illegittimo e privo della proporzionalità). Non avendo rinvenuto nella contrattazione collettiva alcuna sanzione di natura conservativa, il giudice ha escluso la reintegra non individuando alcun elemento discriminatorio ed ha ritenuto applicabile il comma 5 dell’art. 18 (risarcimento compreso tra dodici e ventiquattro mensilità) che disciplina le “altre ipotesi” di insussistenza della giusta causa.

 

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Tribunale di Ravenna: licenziamento disciplinare ed accertamento giudiziale

In Articoli on 06/05/2013 at 18:31

Il Tribunale di Ravenna, con ordinanza del 18 marzo 2013, ha affermato che la modulazione del regime alternativo della tutela reale od indennitaria che va applicato in caso di licenziamento riconosciuto illegittimo, non può prescindere dal principio di proporzionalità. La sussistenza del fatto non è di per sé idonea a privare il lavoratore del posto e, quindi, della reintegrazione, se il comportamento in sede di addebito non è ritenuto grave.

Il Tribunale di Ravenna ha ritenuto che il principio di proporzionalità “ancora mantiene un ruolo fondamentale in materia, tanto più perché nel caso in esame lo stesso codice disciplinare demanda all’interprete di modulare la sanzione anche tipizzata secondo la gravità della sanzione”.

Nel caso di specie era stato dimostrato che il lavoratore licenziato aveva sottratto alla propria azienda un paio di scarpe antinfortunistiche per darle, di nascosto, ad una dipendente di un’impresa appaltatrice che operava all’interno.

 

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